Lazzaro hi-tech. Gli gnostici di Google cercano l’algoritmo dell’eternità
Nell’universo di Google gli occhiali interattivi sono una conquista intermedia. La macchina che si guida da sé un’innovazione a portata di mano. La mappatura del cervello un’impresa in linea con il progresso scientifico generale. Ma tutte queste idee futurizzanti sono punti dell’agenda minima della chiesa gnostica della Silicon Valley, sono il precipitato più immediato e ovvio della sua predicazione. Il programma massimo prevede invece di ghermire la vita eterna. Naturalmente per via tecnologica, propiziando a forza di “moonshot”, parola usatissima dalle parti di Mountain View, la crasi hi tech fra la pietra filosofale e il sacro Graal.
17 AGO 20

New York. Nell’universo di Google gli occhiali interattivi sono una conquista intermedia. La macchina che si guida da sé un’innovazione a portata di mano. La mappatura del cervello un’impresa in linea con il progresso scientifico generale. Ma tutte queste idee futurizzanti sono punti dell’agenda minima della chiesa gnostica della Silicon Valley, sono il precipitato più immediato e ovvio della sua predicazione. Il programma massimo prevede invece di ghermire la vita eterna. Naturalmente per via tecnologica, propiziando a forza di “moonshot”, parola usatissima dalle parti di Mountain View, la crasi hi tech fra la pietra filosofale e il sacro Graal.
Larry Page, cofondatore di Google, in un’intervista al settimanale Time ha lanciato la sua ultima iniziativa, Calico, azienda satellite del colosso guidata dal biochimico e genetista Arthur Levinson che si occuperà di salute e invecchiamento con un metodo innovativo, cioè trattando l’età come una malattia da sconfiggere. E non una malattia qualsiasi, ma “la” malattia, quel supremo limite biologico attorno a cui l’uomo s’affanna dagli albori della sua esistenza. Roba da fare sembrare il progetto di Elon Musk di sbarcare su Marte il calcolo banale del solito sfruttatore di risorse interplanetarie. Che se ne farà l’uomo di Marte se poi tutto finisce in una tomba?
“Pensiamo che sconfiggere il cancro – dice Page – sia questa cosa incredibile che cambierà il mondo. Ma quando fai un passo indietro e guardi il problema, sì, ci sono molti, moltissimi casi tragici di cancro, ed è davvero triste, ma nel complesso non è un avanzamento così decisivo come si potrebbe pensare”. Gli algoritmi dicono che senza il cancro l’aspettativa media di vita dell’umanità si allungherebbe di tre anni, il che significa rimandare il problema. E nel milieu filosofico di Google un problema rimandato equivale a una sconfitta.
Niente di tutto quello che è finito sulla copertina di Time sotto il titolo “Google può sconfiggere la morte?” è nuovo. La Silicon Valley pullula di scienziati all’incrocio fra don Verzé e Isaac Asimov. Il capo degli ingegneri di Google, Ray Kurzweil, prende ogni giorno 250 pillole, beve dieci tazze di té verde e si sottopone a trattamenti via flebo per riprogrammare il metabolismo secondo un metodo congegnato dai teorici della vita infinita. Kurzweil e i suoi seguaci dicono che l’uomo raggiungerà la “singularity” – il punto dell’evoluzione in cui l’uomo supererà i suoi limiti biologici, l’inizio del transumanesimo – nel 2045, e se non arriverà vivo a quella data il suo corpo sarà criogenizzato nei laboratori della Alcor Life Extension Foundation, così i posteri potranno resuscitarlo come un Lazzaro e introdurlo – a differenza dell’episodio evangelico – alla vita eterna. Ha conservato anche un campione del Dna di suo padre per riportarlo in vita su un supporto non biologico.
Il gerontologo Aubrey de Grey lavora sulla medicina rigenerativa, la designer Natasha Vita-More sta creando il prototipo dell’uomo post umano, il miliardario russo Dmitri Itskov investe a mani basse per riuscire a trasferire l’anima in un avatar che non invecchia. Google rappresenta la sintesi mainstream di queste visioni portate avanti da una ricchissima nicchia che è semplicistico inquadrare come una banda di sciroccati della vita eterna. Qualsiasi problema, nell’universo di Google in cui tutto è possibile, si può risolvere con un algoritmo. Mentre lavorano su quello per l’immortalità conviene che s’attrezzino per capire come faremo, una volta raggiunta, a non annoiarci a morte.